DDL ZAN: PROFILI GIURIDICI

23/07/2021

Come avevo anticipato nel precedente scritto, provo ora a commentare il DDL Zan in un’ottica puramente giuridica.

Come è noto, il testo si compone di 10 articoli, ma soltanto gli art. 1.4 e 7 sono oggetto di numerosissime critiche.

Art. 1. (Definizioni) 1. Ai fini della presente legge: a) per sesso si intende il sesso biolo­gico o anagrafico; b) per genere si intende qualunque ma­nifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; c) per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; d) per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corri­spondente al sesso, indipendentemente dal­ l’aver concluso un percorso di transizione”.

A generare il dibattito è il punto d) relativo alla “identità di genere” che sconta, in effetti, limiti di indeterminatezza assai pericolosi….nella attuale formulazione, infatti, un individuo potrebbe percepire, nel corso del tempo, una pluralità di diverse identità di genere in base alla convenienza o alle necessità personali pòsto che la norma non pone limiti al riguardo….

La cronaca ci racconta le distorsioni del DDL: in California 261 detenuti uomini, avendo percepito una sopravvenuta identità di genere femminile, si sono fatti trasferire nella sezione femminile del carcere ove hanno perpetrato stupri e violenze nei confronti delle detenute.

In ambito sportivo la competizione sarà intossicata e gli atleti uomini, improvvisamente femmine, chiederanno di gareggiare con le donne, ovviamente vincendo tutte le gare.

Insomma, l’identità di genere, nella sua continua fluidità trasformistica, rischia di diventare il mezzo per commettere reati e/o per tradire valori consolidati per meri scopi di convenienza e senza in realtà voler autenticamente tutelare i diritti rivendicati.

Questo pericoloso meccanismo si ritorcerà soprattutto sul mondo femminile mandando al macero anni di lotte dure e faticose, condotte per conquistare quella parità di diritti di cui oggi le donne possono andare fiere e che ne hanno definitivamente consacrato l’autonomia e la uguaglianza col mondo maschile.

 

“Art. 4. (Pluralismo delle idee e libertà delle scelte) 1. Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla li­bertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compi­mento di atti discriminatori o violenti”.

E’ l’articolo più discusso perché incide in modo decisivo sulla libertà di espressione e di pensiero, là dove si precisa “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del……”: quali sarebbero infatti gli elementi per valutare la “idoneità” al compimento di atti discriminatori e la “concretezza” del pericolo?

E come dovrà connotarsi il pericolo per essere percepito come tale?....

In mancanza di alcun elemento che delimiti il campo di applicazione, la valutazione sarà affidata ai Giudici che potranno decidere in base alla propria ideologia e/o alla propria “identità di genere”, nella più incontrollata discrezionalità personale, mancando alcun limite legislativo.

E’ facilmente immaginabile cosa accadrà: il mondo LGBT invaderà di querele le procure…..e lo farà, magari dopo essersi reso responsabile di provocazioni e molestie…..magari semplicemente per regolare vecchi conti in sospeso…..

Questa norma avrà effetti dirompenti….

Dividerà la società tra chi, in quanto protetto dalla legge, parlerà, urlerà e imprecherà….e chi rimarrà in silenzio perché impaurito dal rischio di subire un processo.

Immagino i commenti negativi che seguiranno a queste note……e allora lancio una provocazione: le querele siano accompagnate dal deposito di una congrua cauzione da destinare agli indagati nel caso di archiviazione del procedimento o di assoluzione….se lo scopo della legge, come viene affermato, è la tutela di diritti universali, chi sarà effettivamente convinto di essere stato vittima di reati omofobi non avrà difficoltà alcuna nel versare una cauzione….e chi invece vorrà semplicemente strumentalizzare un episodio ci penserà attentamente…

 

“Art. 7. (Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia) 1. La Repubblica riconosce il giorno 17 maggio quale Giornata nazionale contro l’o­ Atti parlamentari – 6 – Senato della Repubblica – N. 005 XVIII LEGISLATURA – DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI mofobia, la lesbofobia, la bifobia e la tran­ sfobia, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contra­ stare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione. 2. La Giornata di cui al comma 1 non de­ termina riduzioni dell’orario di lavoro degli uffici pubblici né, qualora cada in un giorno feriale, costituisce giorno di vacanza o com­porta la riduzione di orario per le scuole di ogni ordine e grado, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 5 marzo 1977, n. 54. 3. In occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia sono organizzate cerimonie, in­ contri e ogni altra iniziativa utile per la re­alizzazione delle finalità di cui al comma 1. Le scuole, nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa di cui al comma 16 dell’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, e del patto educativo di corresponsa­bilità, nonché le altre amministrazioni pub­bliche provvedono alle attività di cui al pre­cedente periodo compatibilmente con le ri­sorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.

Di fatto, si vuole introdurre il principio della supremazia degli insegnanti rispetto ai genitori rispetto all’informazione ai bambini della materia…..

Il miglior commento a questo scempio è quello che i genitori vanno ormai ripetendo: “nessuno provi a sostituirsi a noi nella trattazione di argomenti così delicati”….: in queste parole, e nei toni che le accompagnano, è insito il pericolo di un confronto sociale aspro e senza esclusione di colpi….

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